Il Solco della Memoria
I Personaggi e i vecchi mestieri e della Civiltà Contadina
Il volume vuol essere un atto d'amore verso le persone più umili, per tutte quelle anonime e modeste persone, tenaci e laboriose, che hanno sempre dato il proprio contributo alla società senza mai ricevere alcun riconoscimento.Una modesta gratificazione all'estro, alla creatività e all'operosità del mondo contadino lucano.
Semplici e anonimi artigiani, contadini e pastori fotografati
nelle loro botteghe, nei campi, nei boschi, negli straordinari paesaggi agresti. Qui si narra di storie di vita vissuta, tribolata, eroica, combattuta e onesta. Non si celebrano la grandiosità, gli sfarzi, la ricchezza; ma si esaltano l'autenticità, l’umiltà, la modestia, l'operosità e la lealtà.
Sono storie di rassegnazione, di miseria, di fatiche e di tribolazioni vissute con gran dignità.
I protagonisti di queste storie ricevono umiliazioni secolari, che passano ormai quasi indolori, abituati da sempre a veder premiare "i grandi" che si arrogano la capacità di aver fatto la storia, grandi imprese... .
"I grandi", troppo spesso, hanno speculato sulle fatiche, sul sudore e sulle disgrazie delle persone umili.
Troppo spesso, questi padroni hanno soggiogato e sfruttato gli umili.
Arroganza, alterigia, superbia e malvagità agite con estremo rigore, e ancora ostentazione, ipocrisia, demagogia impiegate per soggiogare e sottomettere i più umili, per acquisire o mantenete privilegi, supremazie. Una cultura subdola e machiavellica usata per esercitare potere e mantenere immunità. Sono forse anche queste le ragioni per cui la popolazione rurale è rimasta attanagliata da una miseria secolare, schiava di un potere che la dissanguava.

Le condizioni di vita del popolo rurale, prima del 1950-1960, erano veramente disastrose, ai limiti dell'indigenza, della stessa sopravvivenza.
Una miseria antica e atavica, un'eredità tramandata, mai mutata. Un'agricoltura dissestata e primitiva costringeva la popolazione contadina a condizioni precarie d'estrema miseria. L’attività agraria non riusciva a garantire la sopravvivenza di una famiglia rurale, sia pure di modestissime esigenze... .
Una civiltà povera e parsimoniosa ma ricca di valori, di cordialità, d'armoniosa convivenza, di mutuo soccorso, d'autenticità.
dalla Premessa dell’Autore
Comunicare un messaggio importante. Tracciare un solco profondo nella memoria collettiva.
Questi gli intimi proponimenti che Domenico Possidente mi palesa, con passione e intensità, in un pomeriggio di primavera quando, insieme, scorriamo lentamente le immagini, o meglio, i ritratti che egli ha impresso con la sua macchina fotografica e che, quasi per caso, si accorge di non poter considerare solo il frutto di una mera passione extralavorativa.
Domenico pensa che nelle sue mani non ha solo alcune foto di "persone anziane" o di scenari da amarcord, ma molto di più.
Timidamente, e quasi vergognandosi, mi dice a voce bassa che per lui quelle immagini sono tessere, tessere importanti, tessere di un mosaico complesso che, per lui, è la storia degli uomini, la storia di tutti noi.
Domenico vuole oggi, con orgoglio, mostrare a tutti le sue preziose tessere cosi come lui le ha pensate prima ancora di ritrarle in fotografia, poiché ad ognuna di quelle tessere sono legati fatti e storie di una quotidianità antica. La sua galleria di personaggi ci mostra individui che appartengono alla comunità rurale e che svolgono funzioni specifiche all'interno di essa.
E' in virtù dello svolgimento di tali funzioni, che essi sono riconosciuti e rispettati dagli altri membri della comunità. La fierezza e l'onorabilità di questi individui non è mai presunta ma in stretta relazione ai comportamenti adottati nell'arco dell'intera esistenza... .
L'autore, ha sentito l'impulso irrefrenabile di affrettarsi a immortalare gli ultimi testimoni di un mondo caratterizzato da un sistema economico essenzialmente familiare e di sussistenza, poiché si è accorto di come rapidamente la sua gente iniziava a dimenticarlo ed annullarlo.
In queste immagini e nelle loro storie ciascuno ritroverà un pezzo di se stesso, in ciascuno affiorerà un ricordo lontano o magari una sensazione dimenticata.
Maurizio Tripaldi
Io so che i riti della civiltà contadina erano stati distillati in millenni di esperienza, di prove e di smentite ed erano dunque frutto di saggezza.
Certo io credo che molto di quelle che sembravano superstizione erano frutto di lunga osservazione dei fenomeni naturali ... quello è il suo mondo:
l'alba, il tramonto il bosco, la neve, il focolare, gl'interni umili e caldi, i bimbi, il lavoro dei campi, la semina, la mietitura, la vendemmia, i mestieri come il gotico libro delle ore, come il breviario del cardinale Grimani, prezioso, realistico, o incantato non so, ma forse tutto questo insieme.
E' l'epopea o l'idillio della civiltà contadina? E' il canto del cigno della civiltà contadina morente.
Dice Domenico, ma non era più bello?
Dico io bello forse sì ma destinato a morire.
Dice Domenico: ma non si nutriva forse, la civiltà contadina del rispetto della natura, e non varrebbe ancor ora ripristinare quel rispetto, opporsi alla manomissione della natura, alla alterazione genetica dei prodotti della terra, delle erbe, delle piante, dei fiori, della globalizzazione?
... Si, la civiltà contadina ha distillato un portato prezioso di sapienza pratica e bisogna averne rispetto.

Ma l'uomo obbedisce ad un dettato più prezioso al quale non può e non vuole disobbedire sia che lo si interpreti come comando religioso: crescete, moltiplicatevi, riempite la terra e dominatela, sia che lo si interpreti come comando laico: agisci in modo che la massima della tua azione possa essere interpretata come istituente una legislazione universale.
Credimi,Domenico, la storia andrà avanti, crescerà la tecnica, fumeranno ancora comignoli, si trarrà energia dalla fissione atomica, si espanderanno i mercati fino a raggiungere i confini della terra, tutti compreranno e tutti venderanno e nascerà nuova sapienza. Certo il ricordo è dolce e la memoria tutto trascolora, forse ancora questo un giorno gioverà ricordare (forsam et haec olim meminisse iuvabit) e il quadro si compone in idillio o canta la storia sulla bocca della vecchia che racconta. Certo i dotti studiavano il mondo contadino o l'eredità della priora o altro.
Sono forse divenuto progressista e sei forse tu conservatore? Un po’ e un pò, giudicalo tu. Ma il mondo và avanti.
Raffaele Antonio Mecca
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